Fare un lavoro che non piace: accettare, restare o cambiare
di Pina Tamburrino, aggiornato il . Si legge in 3 minuti.

Accettare un lavoro che non piace ha senso quando è un passaggio: ti serve per il reddito, per fare esperienza o per avvicinarti a quello che vuoi. Diventa un problema quando non ha una scadenza e comincia a pesare sulla salute.
Quasi nessuna fa per tutta la vita il lavoro che sognava. La domanda utile non è «mi piace?», ma «a cosa mi serve adesso, e per quanto tempo?».
Accettare o rifiutare: tre domande
- Ne hai bisogno economicamente? Se sì, accetta e cerca il resto con più calma: si sceglie meglio con uno stipendio.
- Ti porta qualcosa? Una competenza, un nome sul curriculum, dei contatti. Anche un lavoro poco amato può essere un buon gradino.
- Cosa ti costa? Orari, distanza, clima. Se il prezzo è la tua salute o la famiglia, il conto non torna.
Cos’è che non ti piace, esattamente
«Non mi piace il mio lavoro» può voler dire cose molto diverse, e ognuna ha una soluzione diversa.
- Le mansioni: fai cose ripetitive o lontane da ciò che sai fare.
- Le persone: un capo o dei colleghi con cui stai male.
- Le condizioni: stipendio, orari, strada da fare.
- Il senso: non vedi a cosa serve quello che fai.
Scrivilo. Spesso si scopre che il lavoro in sé andrebbe bene e che il problema è uno solo, magari risolvibile cambiando ufficio, orario o responsabile. Se il nodo sono i rapporti, trovi indicazioni in come gestire una collega prepotente.
Come apprezzare un lavoro che non piace
Se per ora devi restare, puoi renderlo più leggero.
- Dagli uno scopo tuo: quello stipendio paga un corso, un mutuo, il tempo per cercare altro. Ricordartelo cambia il modo in cui entri in ufficio.
- Trova la parte che ti riesce: in ogni lavoro c’è un compito che fai bene. Chiedi di farne di più.
- Impara qualcosa: un programma, una procedura, una lingua. È ciò che ti porterai via.
- Cura i rapporti: un paio di colleghi con cui stai bene bastano a cambiare le giornate.
- Metti un confine: finito l’orario, il lavoro resta lì. Più è pesante, più hai bisogno di una vita fuori.
Hai accettato e te ne sei pentita
I primi mesi sono i più difficili in qualsiasi posto nuovo: datti almeno tre mesi prima di giudicare. Se resti convinta di aver sbagliato, sappi che durante il periodo di prova puoi andare via senza preavviso, e lo stesso può fare l’azienda. Dopo, valgono i tempi di preavviso del tuo contratto.
La regola pratica è una: non lasciare prima di avere un’alternativa, a meno che non ne vada della salute.
Gli effetti di un lavoro che non piace
Un po’ di noia e qualche lunedì storto sono normali. I segnali da non ignorare sono altri: insonnia, ansia la domenica sera che dura da mesi, mal di testa o di stomaco frequenti, irritabilità a casa, la sensazione di non valere niente. Se li riconosci parlane con il medico, e leggi come affrontare l’ansia da lavoro.
Quando è il momento di cambiare
È il momento quando hai provato a cambiare ciò che potevi e non è cambiato nulla, quando non impari più niente, quando stai male. Prepara l’uscita mentre lavori ancora: aggiorna il curriculum, riprendi i contatti, valuta un corso. Se pensi a una svolta più grande, c’è la guida su come cambiare carriera dopo gli anta.


