Ti è mai capitato di scoprire che una collega, con la quale pensavi di avere un bel rapporto, ha parlato male di te alle tue spalle? O di accorgerti che nel tuo ufficio circolano commenti velenosi, sussurrati nei corridoi, che generano un clima ostile e di sfiducia? Ecco, ora sai cos’è il backbiting, una forma subdola di pettegolezzo che rischia di minare la fiducia tra i colleghi e avvelenare anche il contesto lavorativo più armonioso.
Backbiting è un termine inglese che significa letteralmente “mordere alle spalle”. Descrive perfettamente il comportamento di chi parla male alle spalle di una persona assente, nascondendo il tutto dietro la maschera della cordialità. Può essere un semplice commento per criticare una collega durante una riunione o il suo modo di gestire un progetto o addirittura di vestirsi. Non è una critica costruttiva, che pure è utile in un contesto lavorativo, ma è semplicemente il desiderio di screditarla.
Nel mondo del lavoro, soprattutto per molte donne che già devono bilanciare professionalità, famiglia e impegni personali, il backbiting può diventare una trappola emotiva. Capire come funziona è, però, il primo passo per disinnescarlo.
Cos’è il backbiting: le caratteristiche
Il backbiting si manifesta quando qualcuno esprime un giudizio negativo o una critica velenosa nei confronti di una persona in sua assenza. Questo comportamento rende impossibile il confronto diretto e alimenta un clima di sospetto. La cosa migliore sarebbe confrontarsi direttamente con quelle persone ed esprimere le proprie perplessità, piuttosto che spargere veleno e zizzania sul luogo di lavoro. Quando le maldicenze si diffondono e arrivano all’orecchio della diretta interessata, diventa impossibile ogni tipo di confronto costruttivo.
Una delle maschere più frequenti del backbiting è la falsa amicizia. Ti è mai capitato che una collega si mostri amica e cordiale nei tuoi confronti, per poi sparare a zero su di te quando non ci sei? Questo atteggiamento crea un clima di sfiducia, rendendo le relazioni superficiali. In un ambiente di lavoro queste dinamiche possono spaccare i gruppi e compromettere i risultati.
Chi pratica backbiting spesso tende a minimizzare le sue azioni. “L’ho detto solo per sfogarmi”, “ero nervosa” o “non volevo far male a nessuno” sono frasi spesso ripetute da chi semina zizzania. In realtà, dietro questa pretesa di innocenza, si cela un senso di frustrazione, rabbia, forse anche invidia verso quella persona.
Perché il backbiting è considerato dannoso?
Un ambiente dove dilaga il backbiting diventa un luogo privo di solidarietà. Le persone hanno quasi paura a condividere le loro idee o di chiedere aiuto, temendo di essere giudicate, e la cultura della collaborazione evapora nel nulla. Per una donna che cerca di affermarsi in un contesto competitivo, trovarsi in un ufficio dominato da pettegolezzi e maldicenze può risultare doppiamente frustrante. Oltre agli ostacoli esterni, ci si scontra con la mancanza di supporto interno.
Secondo alcune recenti teorie, il backbiting rappresenta anche una mancanza di controllo della parola. Parlare senza considerare l’impatto delle proprie parole è una forma di impulsività che non solo ferisce gli altri, ma paradossalmente mina anche la credibilità di chi lo fa. In un ambiente professionale riuscire a comunicare con rispetto è una competenza apprezzata, e chi non è in grado rischia di danneggiare la propria reputazione.
Come affrontarlo?
Il primo passo per affrontare il backbiting è riconoscerlo. Spesso passa inosservato perché viene percepito come una chiacchiera innocente o una confidenza tra amiche. Se però ti accorgi che un discorso ruota con insistenza su una persona che non è presente per difendersi, fermati. Puoi rispondere con una frase diretta ma gentile, come: “Perché non ne parliamo con lei, così possiamo chiarire tutti insieme?”. Questo semplice gesto cambia l’atteggiamento e interrompe di colpo il pettegolezzo.
E se l’oggetto del backbiting sei tu? In questo caso hai due opzioni. La prima è mantenere la calma, cercando di affrontare la questione in privato. Evita di rispondere con lo stesso comportamento, altrimenti inneschi una spirale di maldicenze che crea un ambiente pesante sul lavoro e che rischia di incidere sulla tua produttività e su quella del gruppo. Chiarisci i fatti, esprimi come ti sei sentita e sottolinea che preferisci un dialogo diretto, magari anche uno scontro, purché consenta di chiarire la situazione.
L’altra persona persiste su quella strada? Allora cerca degli alleati positivi. In ogni ambiente di lavoro ci sono persone leali che preferiscono la comunicazione aperta. Circondati di questi colleghi e colleghe, che rappresentano il miglior antidoto contro le persone tossiche. In alcuni casi può essere utile anche parlare con il responsabile o con le risorse umane, se quel comportamento diventa continuativo.
Coltiva la resilienza personale. Non puoi controllare le parole degli altri, ma puoi fartele scivolare addosso per non essere ferita o destabilizzata. Focalizzati su ciò che unisce, non su ciò che divide.
Infine cerca di creare una rete al femminile. Quando qualcuna inizia una chiacchiera velenosa, ricordale con un sorriso che la vera forza di una squadra femminile non sta nel parlare delle altre, ma nel parlare con le altre.
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