Finanziamenti per l’imprenditoria femminile: quali sono e come si chiedono
di Pina Tamburrino, aggiornato il . Si legge in 3 minuti.

I finanziamenti per l’imprenditoria femminile arrivano da quattro canali: gli incentivi nazionali gestiti da Invitalia, i bandi regionali finanziati con fondi europei, la garanzia pubblica sui prestiti bancari e il microcredito. Quasi sempre uniscono una parte a fondo perduto e una parte di prestito agevolato.
Un’avvertenza prima di cominciare: bandi e sportelli aprono e chiudono, spesso quando finiscono i fondi. Questa guida spiega come è fatto il sistema e dove guardare. Le date e gli importi vanno sempre verificati sui siti ufficiali.
Quando un’impresa è «femminile»
I requisiti cambiano da bando a bando, ma lo schema è questo:
- ditta individuale con titolare donna;
- lavoratrice autonoma con partita IVA;
- società di persone e cooperative in cui le donne sono almeno il 60% dei soci;
- società di capitali in cui le donne detengono almeno i due terzi delle quote e degli incarichi di amministrazione.
Gli incentivi nazionali
Sono gestiti da Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo, per conto del Ministero delle Imprese.
- ON, Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero: è rivolto alle imprese composte in prevalenza da donne di qualsiasi età o da giovani sotto i 35 anni. Combina un finanziamento a tasso zero con un contributo a fondo perduto per avviare o far crescere piccole imprese.
- Fondo Impresa Femminile: è la misura dedicata, con contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Funziona a sportello e si chiude quando le risorse finiscono: bisogna controllare se e quando viene rifinanziato.
- Incentivi per il Mezzogiorno: le misure per chi avvia un’attività nelle regioni del Sud non sono riservate alle donne, ma sono aperte anche a loro.
Le domande si presentano online sul sito di Invitalia, con identità digitale e un piano d’impresa.
I fondi europei per l’imprenditoria femminile
Molte cercano «fondi europei a fondo perduto per donne». È utile sapere come funzionano davvero: l’Unione europea non versa contributi direttamente alla singola imprenditrice. I fondi strutturali vengono assegnati alle Regioni, che li distribuiscono con i propri bandi.
Il posto dove cercare è quindi il sito della tua Regione, nelle sezioni dedicate ai programmi europei e alle attività produttive. I bandi regionali finanziano di solito avvio d’impresa, digitalizzazione, investimenti e assunzioni, spesso con punteggi più alti per le imprese femminili.
Esistono anche bandi europei a gestione diretta, pensati però per progetti innovativi e di dimensione internazionale.
La garanzia pubblica sui prestiti
Il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese ha una sezione dedicata alle imprese femminili. Non eroga denaro: garantisce una parte del prestito che chiedi in banca, e così rende più facile ottenerlo anche senza garanzie personali. Le imprese femminili hanno condizioni di accesso agevolate. La richiesta passa dalla banca o da un consorzio fidi.
Il microcredito
È pensato per chi non ha accesso al credito bancario tradizionale: piccoli prestiti per avviare un’attività, accompagnati da un servizio di tutoraggio. Si chiede agli operatori convenzionati con l’Ente Nazionale per il Microcredito.
Camere di commercio e altri aiuti
Le Camere di commercio pubblicano bandi locali e ospitano i Comitati per l’imprenditoria femminile, che danno informazioni gratuite. Se sei disoccupata e vuoi metterti in proprio, puoi chiedere all’INPS l’anticipo in un’unica soluzione dell’indennità di disoccupazione.
Come si presenta una domanda
- Scrivi il piano d’impresa: cosa vendi, a chi, con quali costi e quali ricavi previsti. È il documento su cui vieni valutata.
- Leggi il bando per intero: requisiti, spese ammesse, scadenze.
- Prepara i documenti: identità digitale, firma digitale, posta certificata, preventivi di spesa.
- Presenta la domanda online appena apre lo sportello, se è a esaurimento fondi.
- Conserva fatture e pagamenti: il contributo viene erogato a fronte di spese documentate.
Gli errori da evitare
- Fare gli acquisti prima di presentare la domanda: di norma le spese sostenute prima non vengono riconosciute.
- Contare sul contributo per partire: quasi sempre arriva a rimborso, dopo che hai speso.
- Pagare qualcuno che garantisce l’approvazione. Nessuno può farlo.
- Sottovalutare il piano d’impresa.
Un commercialista o lo sportello di un’associazione di categoria possono aiutarti a scegliere la misura giusta. Per le idee da cui partire ci sono quattro idee per fare impresa e i consigli di sette imprenditrici famose.


