Black Friday visto da dietro la cassa: come prepararsi alla settimana più pesante dell’anno
di Gea Tamburrino, . Si legge in 3 minuti.

Per chi compra dura un venerdì. Per chi lavora in negozio comincia il lunedì prima e finisce il lunedì dopo, quando arrivano i cambi. Quest’anno il Black Friday cade il 27 novembre, e manca un mese: abbastanza per arrivarci preparate, troppo poco per improvvisare.
La domanda che arriverà cento volte
«Ma lo sconto è vero?» Da qualche anno a questa domanda risponde la legge. Quando un negozio annuncia una riduzione, il prezzo di partenza indicato sul cartellino deve essere il più basso praticato nei trenta giorni precedenti. Alzare i listini a metà novembre per poi tagliarli il 27 non si può, e le sanzioni ricadono sul negozio.
Per la titolare vuol dire fissare adesso i prezzi da cui partire e non toccarli più. Per chi sta al banco vuol dire sapere che cosa rispondere, con calma e senza imbarazzo, a chi ha fotografato il cartellino due settimane prima.
Cambi e resi, prima che comincino le discussioni
Molte clienti sono convinte di poter restituire entro quattordici giorni qualunque cosa. Quel diritto esiste per gli acquisti online. In negozio no: il cambio di un capo che semplicemente non piace più è una cortesia del commerciante, e ciascuno la regola come crede. Resta invece sempre valida la garanzia di due anni sui difetti, anche sulla merce scontata.
La regola del negozio va decisa prima e scritta in modo visibile, vicino alla cassa e sullo scontrino di cortesia: quanti giorni, cambio merce o buono, capi in saldo sì o no. Una regola uguale per tutte toglie le commesse dalla posizione peggiore, quella di dover decidere caso per caso con la fila che aspetta.
Il magazzino si mette in ordine a novembre
Nei giorni di punta si perde più tempo a cercare una taglia che a venderla. Vale la pena dedicare le mattine tranquille delle prossime settimane a sistemare il retro: taglie in fila, capi in promozione raggruppati, scatole etichettate sul lato che si vede. Ogni minuto risparmiato in magazzino il 27 novembre è un minuto in più davanti a una cliente.
Lo stesso vale per la cassa. Rotoli di carta, sacchetti, monete per il resto, il POS provato il giorno prima. Sono cose che finiscono sempre alle sei del pomeriggio del giorno sbagliato.
Turni e pause, messi per iscritto
La settimana del Black Friday è quella in cui si salta il pranzo «solo per oggi» cinque giorni di fila. Un calendario dei turni che preveda anche le pause, con gli orari, evita che a rimetterci sia sempre la stessa persona, di solito la più disponibile.
Chi ha un contratto part-time e si vede chiedere ore in più ha diritto di saperlo con anticipo e di vederle pagate con la maggiorazione prevista. Meglio parlarne ora che scoprirlo sulla busta paga di dicembre.
Il negozio che non fa il Black Friday
Non è obbligatorio partecipare, e molti piccoli negozi scelgono di non farlo, perché tagliare i prezzi a un mese da Natale mangia il margine del periodo migliore. Esistono vie di mezzo: uno sconto solo sulle collezioni passate, un omaggio sopra una certa spesa, un’apertura serale riservata alle clienti abituali.
Qualunque sia la scelta, conviene che tutte in negozio la conoscano e sappiano spiegarla. Alla cliente che chiede perché qui non ci sono gli sconti si può rispondere con una frase preparata, detta col sorriso. È sempre meglio di un’alzata di spalle.
Foto: W. Bulach / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0




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