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Otto ore in piedi dietro al banco: che cosa succede a gambe e schiena, e come arrivare a sera

di Gea Tamburrino, . Si legge in 3 minuti.

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Otto ore in piedi dietro al banco: che cosa succede a gambe e schiena, e come arrivare a sera

Chi fa un lavoro d’ufficio sogna di alzarsi dalla sedia. Chi lavora in negozio, alle sei del pomeriggio, darebbe qualunque cosa per sedersi cinque minuti. Le caviglie sono gonfie, i polpacci duri, la schiena tira in basso. E la cosa curiosa è che una giornata passata a camminare stanca meno di una passata ferme dietro una cassa.

Perché stare ferme è peggio che muoversi

Il sangue che scende nelle gambe deve poi risalire verso il cuore, contro la forza di gravità. A spingerlo su sono soprattutto i muscoli del polpaccio, che a ogni passo si contraggono e strizzano le vene come una pompa. Quando si sta immobili la pompa si ferma. Il sangue ristagna in basso, i liquidi escono dai vasi e si accumulano nei tessuti. Ecco le caviglie che a sera non entrano più nelle scarpe.

Anche la schiena soffre per la stessa ragione. In piedi e ferme, i muscoli lombari lavorano senza pause per tenere dritta la colonna, e un muscolo che non si rilascia mai finisce per fare male.

Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, stare in piedi a lungo senza potersi muovere è associato a dolori alla schiena e alle gambe e, negli anni, a problemi di circolazione come le vene varicose. Riguarda una parte enorme di chi lavora nel commercio.

Muoversi anche quando non si può andare da nessuna parte

La contromisura più efficace è rimettere in funzione la pompa. Si può fare senza allontanarsi dal banco: sollevarsi sulle punte e tornare giù una decina di volte, spostare il peso da un piede all’altro, fare due passi ogni volta che c’è un motivo per farli. Andare a prendere un capo in magazzino, da questo punto di vista, è un piccolo regalo alle gambe.

Un trucco da vecchie banconiste è il poggiapiedi. Basta uno scalino basso su cui appoggiare un piede alla volta, alternando: cambia l’inclinazione del bacino e scarica la zona lombare.

Le scarpe contano più di quanto si pensi

Né rasoterra né tacco alto. La suola completamente piatta scarica tutto sul tallone, il tacco oltre i quattro o cinque centimetri sposta il peso in avanti e blocca il polpaccio. Va meglio una scarpa con un po’ di rialzo e una suola che ammortizza, e avere due paia da alternare nei giorni fa lavorare il piede in modo diverso.

Dove il pavimento è duro, un tappetino antifatica dietro la cassa cambia la giornata. Costa poco ed è una richiesta più che ragionevole da fare al titolare, anche perché la valutazione dei rischi che ogni azienda deve fare per legge comprende le posture.

La pausa giusta

Nei minuti di pausa è meglio sedersi, e se si può tenere le gambe sollevate, appoggiate a un’altra sedia. La sera, dieci minuti sdraiate con i piedi più in alto del bacino aiutano a smaltire il gonfiore meglio di qualsiasi crema.

Le calze a compressione graduata sono un aiuto vero per chi ha le gambe che si gonfiano spesso. Esistono di gradi diversi, e conviene farsi indicare quello adatto dal medico o dal farmacista.

Quando serve il medico

Gonfiore e pesantezza che passano con il riposo fanno parte del mestiere. Vanno invece fatti vedere le vene che si ingrossano e restano in rilievo, i crampi notturni frequenti, le macchie scure sulla pelle delle caviglie. E va fatto vedere subito, in giornata, il polpaccio che si gonfia da una parte sola, caldo e dolente: può essere il segnale di una trombosi.

Fonti

Foto: Tomascastelazo / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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