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Da commessa a responsabile di negozio: che cosa guarda davvero un titolare quando sceglie chi far crescere

di Gea Tamburrino. Si legge in 2 minuti.

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Da commessa a responsabile di negozio: che cosa guarda davvero un titolare quando sceglie chi far crescere

In quasi tutti i negozi c’è una commessa che vende più delle altre e che, quando si libera il posto da responsabile, lo vede andare a una collega. Si arrabbia, e ha le sue ragioni. Ma chi sceglie di solito non sta cercando la venditrice migliore. Sta cercando qualcuno a cui lasciare le chiavi.

La differenza fra vendere e far girare un negozio

Una brava commessa pensa alla cliente che ha davanti. Una responsabile deve pensare anche a quella che entrerà fra un’ora, alla merce che arriva domani, alla collega in ritardo e all’incasso da versare. Sono due mestieri diversi, e il secondo si vede soprattutto nei momenti in cui il titolare non c’è.

Chi apre da sola senza che nessuno debba ricordarle l’allarme, chi si accorge che una taglia sta finendo e lo dice prima che finisca, chi sistema un problema con una cliente senza telefonare a nessuno: sono questi i segnali che un titolare registra, spesso senza dirlo.

I numeri, almeno quelli essenziali

Non serve una laurea in economia, ma una responsabile ragiona con qualche numero in testa. Quanto incassa il negozio in una giornata normale e in un sabato. Quanti scontrini, e di che importo medio. Quali articoli escono subito e quali restano appesi da due mesi.

Chi comincia a guardare questi dati, anche solo per curiosità, cambia modo di lavorare. Propone di spostare in vetrina quello che non si muove, nota che il martedì pomeriggio è vuoto e suggerisce di usarlo per l’inventario. A quel punto sta già facendo la responsabile, prima ancora di esserlo.

Il rapporto con le colleghe

È il passaggio più delicato. Chi viene promossa si ritrova a dare indicazioni a persone con cui fino a ieri divideva la pausa. I titolari lo sanno, e osservano come ci si comporta già adesso: chi aiuta la nuova arrivata a imparare la cassa, chi copre un turno senza farlo pesare, chi nelle discussioni cerca una soluzione invece di un colpevole.

Conta al contrario chi alimenta i malumori. Una commessa bravissima che parla male delle altre non verrà mai messa a coordinarle.

Dirlo ad alta voce

Molte aspettano che qualcuno si accorga di loro. Capita, ma capita più spesso che il posto vada a chi ha detto chiaramente di volerlo. Chiedere un colloquio in un momento tranquillo e dire «vorrei crescere qui, che cosa mi manca?» non è presunzione. È un’informazione che al titolare serve, e che cambia il modo in cui vi guarderà da quel giorno.

La domanda giusta è proprio quella, che cosa mi manca. Obbliga chi ascolta a una risposta concreta, e trasforma un desiderio in un elenco di cose da fare.

Sulla carta e in busta paga

Una promozione vera ha due facce. La prima è il livello di inquadramento, che nel contratto del commercio sale con le responsabilità, e con lui la paga base. La seconda sono le mansioni, che devono essere scritte. Capita che arrivino le chiavi e i compiti in più ma non il livello: in quel caso si è responsabili solo nei fatti, e conviene chiedere che la carta si adegui.

Non è una questione di principio. Dal livello dipendono la tredicesima, la quattordicesima, il trattamento di fine rapporto e, un giorno, la pensione.

Foto: Maksym Kozlenko / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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